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Food design: l'arte di far bello il cibo

21 giu 2016

food design uova Opere d'arte da mangiare, piatti che sembrano dipinti oppure - meglio - ristoranti che grazie a un sapiente mix tra stile e progettualità, riescono a diventare celebri, affermando il proprio marchio e il proprio nome che resta impresso grazie anche a immagini vincenti e che colpiscono. Il segreto è la scelta del food design adeguato, che sia in grado di trovare coerenza tra l'immagine della tavola e quella dei piatti che vengono serviti. Per aiutarti (e aiutarmi) a capire più a fondo cos'è e cosa fa un food designer, ho intervistato Carlo Gibertini, un giovane professionista del settore che ha deciso di dedicare la sua vita a questa meravigliosa, quanto sconosciuta, attività.

Food design, cos'è e cosa significa

Molto spesso si ragiona per deduzione ma il significato più completo di certe espressioni potrebbe sfuggire. È per questo che Carlo mi ha aiutato innanzitutto a scoprire il suo mestiere. D: Sei un food designer che immagino sia uno che lavora affinché il cibo, oltre che buono, sia anche bello da vedere. Ma forse mi sbaglio...  Non esattamente. Anzi, ne approfitto per sfatare un mito :) Così come “design” non va tradotto letteralmente come “disegno”, bensì più ampiamente come “progetto”, anche il Food Design non è un mero abbellimento del cibo. Il food design è la progettazione applicata al cibo, tenendo conto anche del "materiale" e della funzione nutrizionale, sociale e ambientale che quel cibo ha. Purtroppo, essendo una disciplina ancora molto acerba (nata a metà degli anni ’90), il ruolo del food designer è ancora in un limbo tra arte, cucina e ideazione. L'obiettivo - per il momento - è quello di cercare di far comprendere bene in cosa consiste il nostro lavoro e iniziare a collaborare intensamente con le aziende, diventando parte integrante dei sistemi di progettazione alimentare. D: Il tuo è uno di quei mestieri che alla mia mamma risulterebbero oscuri. Saresti capace di spiegare in parole povere cos'è che fai quando ti alzi al mattino e come si svolge la tua giornata? Tranquilla, anche la mia mamma ha avuto bisogno di una guida! Innanzitutto ci tengo a dire che la mia attività principale consiste più che altro nella consulenza e nella progettazione applicata a marchi operanti nel settore food&beverage. Una formazione adeguata e continua, unita alle mie origini emiliane (in Emilia il cibo è una cosa seria!), mi hanno portato a sviluppare una passione e ad avere voglia di conoscere e approfondire la materia. È "bastato" applicare le mie competenze da designer a tutto quello che ho imparato del cibo. Quanto alle mie giornate, non ho una tabella di marcia standard, alterno la mia vita professionale tra le consulenze e la ricerca di nuovi progetti interessanti sui quali lavorare: mi interessano particolarmente le attività di restyling, ovvero di revisione e rinnovamento, di marchi e di packaging per prodotti alimentari e per il settore beverage.

Diventare food designer, gli strumenti del mestiere

carlo gibertini all'opera

Carlo Gibertini all'opera sul food design

D: Parlando ai giovani, a quelli che magari un mestiere lo stanno imparando, qual è il percorso che consiglieresti di seguire per diventare food designer? Cosa è necessario sapere e quali competenze occorrono? Ai giovani (ma mi sento ancora tale), consiglierei di non smettere mai di imparare, frequentando corsi e leggendo, rimanendo sempre aggiornati su trend e notizie del settore. Tutto il resto dipende dall'indole personale: c’è chi può essere più interessato a ruoli da creativo e chi invece a ruoli più manageriali, quindi non ho un consiglio univoco da dare. Un food designer deve saper cucinare, progettare, realizzare. Deve essere un po' chef, un po' chimico, un po' architetto, un po' comunicatore. Il food design presuppone un insieme di competenze diverse, ha ancora contorni poco definiti e implica un atteggiamento da esploratori. Chi si avvicina - o si vuole avvicinare - a questa esperienza dovrà aver presente che la parola d'ordine è sperimentare, provare come se si fosse i primi a farlo. Questo consentirà di uscire dagli schemi, di prendere delle direzioni nuove che potrebbero portare a forme interessanti e innovative e per farlo occorrono, naturalmente, degli strumenti adatti. Nel settore del food design, però, consiglio di non isolarsi e di fare team, poiché è un campo ancora poco saturo ed è di fondamentale importanza confrontarsi con colleghi ed enti di ricerca. D: Mi rendo conto che raccontare quel che fai, a chi non ha alcuna cognizione della cosa, può essere difficile. Per aiutarci ti chiedo di raccontarmi un caso pratico: qual è il progetto che hai seguito e che ti ha dato più soddisfazione fino a oggi?  Si chiama “Food Hospital”, è una performance, una specie di spettacolo, che ho portato sia a Milano Design Week del 2012 che al Taste Festival di Berlino nello stesso anno. Durante questa performance, proponevo la trasformazione di frutta e verdura, intervenendo con il solo uso dell’iniezione, come un infermiere che fa la puntura. Proprio come un chimico, utilizzando provette, matracci e fuochi, ho preparato dei liquidi che con gusti e profumi specifici e ben accostati con la frutta o la verdura nei quali venivano iniettati con delle siringhe. Così frutta e verdura selezionate cambiavano colore e acquisivano nuovi sapori. Il fine del mio esperimento è quello di trasformare un prodotto perfetto della natura in un prodotto alimentare lavorato, mantenendone però il... packaging naturale.

Ma a cosa serve il food design?

È una domanda che mi sono posta perché questo mestiere potrebbe sembrare, all'inizio, inutile, poco pratico, fuori mercato: a chi potrebbe mai interessare? Innanzitutto l'industria della pubblicità che sfrutta alla grande le potenzialità del food design già da qualche anno cercando soluzioni originali e innovative per proporre i prodotti, come le tazzine da caffè di biscotto (cookie cup) usate anche da una nota marca italiana nelle sue pubblicità. food design tazzina edibile Naturalmente la ricerca sul marketing e sulla pubblicità aiuta anche a trovare delle soluzioni divertenti ed efficaci da poter utilizzare nella vita di tutti i giorni per consumare o presentare il cibo. Inoltre il food design può aiutare nello studio e nella realizzazione del packaging di prodotto, ovvero nell'ideazione delle confezioni più efficaci, quelle che rispettano di più la filosofia dell'azienda, che comunichino meglio il prodotto e che nello stesso tempo lo mostrino al meglio, valorizzandolo. Questo è sicuramente il lato più creativo del food design. Altro campo di applicazione, stavolta più manageriale, è quello che prevede la consulenza alle aziende della ristorazione. Esattamente come un architetto che realizza gli interni del ristorante perché preparino nel modo più giusto il cliente all'esperienza con il cibo, il food designer aiuta a studiare le forme dei piatti e ogni altro elemento di corredo (tovagliati, bicchieri, posate, etc) affinché siano unici e coerenti. Tutto questo serve per far sì che il cliente gusti al meglio, e con tutti i sensi, quello che il ristorante ha da offrire. Come dice Carlo:

Se la food experience è efficace e piacevole, il cliente vorrà ripetere l’esperienza e la consiglierà agli amici.

Come dargli torto? ;-)

Usa il set di 24 posate Mademoiselle

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Set di 24 posate di prima scelta: 6 coltelli, 6 cucchiai, 6 forchette, 6 cucchiaini. Decorate sul manico con fiori stilizzati. 

Written by Lisa De Leonardis

Sono giornalista, ma dedico la vita lavorativa al marketing del cibo e del vino. Sono cresciuta nella meravigliosa campagna abruzzese tra carciofi, fave e pomodori, ma amo la cucina internazionale, specie quella orientale. Su questo blog mi occupo di scrivere e gestire i contenuti sulla cucina. www.lisadeleonardis.it

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